Giugno 1, 2022
Clip Studio Paint

Il primo fumetto con Clip Studio Paint

Dopo anni dedicati quasi esclusivamente alle tecniche tradizionali, nel 2022 ho sentito il bisogno di sfidare i miei limiti digitali. Mi sono immerso nello studio di Clip Studio Paint, un software che è diventato uno standard per chi, come me, ama la narrazione per immagini. Non sapevo bene come iniziare, tempo addietro usavo Manga Studio a livelli squisitamente amatoriali, quindi ho scelto di seguire un corso sulla piattaforma Domestika I FONDAMENTI DI CLIP STUDIO PAINT – GIACOMO BEVILACQUA.

Il corso mi ha aiutato non solo a “sbloccarmi” sul supporto digitale, ma anche ad organizzarmi e strutturare un progetto fumettistico.

La ricerca della fluidità narrativa

Non volevo solo imparare a usare un software; volevo capire come trasportare il mio “tratto” manuale in un ambiente digitale. Non volevo però scrivere una storia lunghissima e impegnarmi nella stessa, a discapito dell’utilizzo dell’obbiettivo del corso. Quindi ho pescato una breve storia divertente catturata sul web, che ho rielaborato per adattarla ai tempi e ai ritmi di una pagina autoconclusiva.

Anche una storia brevissima richiede pianificazione 🙂

Il passaggio dal layout all’inchiostrazione è stato il momento della verità. Spesso, ciò che funziona a matita perde forza una volta definito a china. In questa fase ho stravolto la composizione originale: ho cambiato la direzione degli sguardi e la posizione delle mani per assicurarmi che ogni vignetta parlasse in modo chiaro e scorrevole.

Il colore come omaggio ai maestri

Per la colorazione, ho scelto di guardare ai grandi classici. Il mio punto di riferimento è stato l’uso magistrale dei contrasti in WATCHMEN (Moore/Gibbons/Higgins).

Volevo evitare l’effetto “piatto” dei colori digitali moderni. Dopo aver steso i colori flat, ho lavorato su tre livelli distinti per dare profondità:

  • Ombre in modalità Moltiplica, per scolpire i volumi.
  • Luci in modalità Soft Light, per ammorbidire le transizioni.
  • Luci riflesse, per dare quella consistenza “fisica” che cerco sempre nei miei lavori.

NOTA DEL 2026 – Niente apocalisse zombie, ma tante good vibes 🙂

Rileggendo e riscrivendo questo articolo, sono ancora soddisfatto del prodotto finito, perchè il risultato non è solo un semplice esercizio, ma un buon disegno al servizio della riscoperta del piacere di raccontare storie, vignetta dopo vignetta. Successivamente lo stile, seppur migliorato e maturato, non è cambiato poi tanto .

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